"Lanciò un ultimo sguardo verso di noi. Il ragazzo salì sul canotto, lo sciolse e si allontanò verso il largo. Quando capii ciò che stava accadendo... Quando capii che se ne stava andando, libero, vivo per sempre, corsi verso il bagnasciuga tremando più forte. Non sapevo cosa mi stava accadendo. Avrei voluto urlargli di tornare, e insieme dirgli di andare lontano, lontano da noi e dal nostro dolore. Lontano da noi e dalla nostra realtà. Lontano. Lontano dal nostro regno perduto."
Sono cinque i fatti di cronaca da cui muove il nuovo libro di Marco Mancassola, Non saremo confusi per sempre: solo cinque, a ricordo di una catena sterminata di ferocia vergognosa che ha macchiato il nostro paese. Si parte, non a caso, dalla fine degli anni Settanta: preludio degli anni dello sradicamento e di un eterno presente al tramonto.
Non saremo confusi per sempre è un catalogo della violenza quotidiana a cui abbiamo assistito sgomenti, seduti a tavola davanti al televisore, sfogliando le pagine dei quotidiani, mentre la fiducia nel percorso progressivo della storia e nelle istituzioni del nostro paese veniva lentamente meno.
1978: a Cavallo, in Corsica, il giovane studente tedesco Dirk Hamer viene ucciso da un colpo di fucile che ha trapassato lo scafo dell'imbarcazione in cui sta dormendo. A sparare era stato Vittorio Emanuele di Savoia.
1981: a Vermicino, una piccola frazione a sud di Roma, Alfredo Rampi, sei anni da poco compiuti, precipita in un pozzo artesiano. Il fatto è seguito in diretta dalla televisione nazionale: è il primo caso di reality show italiano. "Alfredino" muore dopo due giorni e mezzo e il suo corpo verrà estratto dal pozzo solo 31 giorni dopo.
1992: alle porte di Lecco, Eluana Englaro, 21 anni, ha un incidente stradale mentre torna a casa da una festa con gli amici. Riporta lesioni gravissime e permane in stato vegetativo per 17 anni fino alla morte nel 2009.
1996: Giuseppe Di Matteo, figlio del collaboratore di giustizia Santino Di Matteo, ex-mafioso, viene rapito dagli uomini di Giovanni Brusca ad Altofonte, in provincia di Palermo. Morirà dopo 779 giorni di prigionia e il suo corpo sarà sciolto nell'acido.
2005: a Ferrara Federico Aldrovandi, 18 anni, viene pestato a morte da quattro agenti di polizia mentre sta tornando a casa dopo un sabato sera passato con gli amici.
Sono tutti giovanissimi. Sono il cuore pulsante e sano dell'Italia. Una specie di cadavere lunghissimo, insanguinato e martoriato dalla testa ai piedi; un unico corpo crocifisso che tocca l'Italia intera, da nord a sud, da est a ovest, formando la mappa dolente della nostra storia.
Cinque, o cinquemila, non c'è nessuna differenza. Cinque sono già troppi, per un cuore, da sopportare. Cinquemila sono niente per il corpo magmatico del reale. "Scegli un punto qualunque della storia di questo paese e dimmi se non ci trovi incredibili sventure". Una cifra e un percorso simbolico, dunque, per ricordare anche tutti gli altri eventi a cui non si può accennare.
Ripercorrendo fatti di cronaca che hanno traumatizzato e graffiato la nostra coscienza e trasponendoli in forma letteraria, Marco Mancassola li sottrae all'inerzia e li restituisce alla vita, facendone fiabe potentissime. Cronaca che si fa di nuovo attuale, strappata all'oblio, restituendo dignità a quelle morti atroci attraverso la trasposizione letteraria. Osserviamo l'autore che si aggira come un fantasma nei luoghi dove quelle vite stanno per finire, proprio in quegli istanti, proprio in mezzo a quelle strade. Sa che tutto sta per compiersi inevitabilmente, perché quei fatti scolpiti nella memoria hanno marcato la sua adolescenza e la sua maturità; eppure sente che niente finirà in quel momento. Almeno nel racconto il finale può essere diverso. Così, in mezzo a tanta atrocità e sgomento, si inserisce la luce improvvisa e commuovente di un volo dell'immaginazione: non stupisce allora che Dirk Hamer esca dalla barca in cui sta dormendo, vivo, restituisca il proiettile al Principe e prenda il largo nella luce dell'alba; che Alfredino incontri Lidenbrock e si avventuri con lui in un viaggio al centro della terra; che Giuseppe Di Matteo si trasformi in un supereroe e salvi dal dolore, alla fine, la ragazza che lo ha amato per anni; che Federico Aldrovandi si trovi nella casa del Grande Fratello, fantasma tra i fantasmi.
A questo "servono" le storie raccontate da Mancassola: a riscoprire, in fondo all'amarezza, la magia di una vita che nasce mentre una se ne va per sempre. A rendere chiaro che la narrazione - mentre nella realtà queste scene sembrano succedere all'infinito, sempre uguali a se stesse, come un disco rotto - apre al molteplice e all'imprevisto, a tutto un universo organico e inorganico che non è mai solo una quinta, alla creazione di mondi possibili altrettanto reali nei quali le cose sarebbero potute andare diversamente. A ricordarci che la letteratura è uno strumento per andare oltre la crudeltà degli eventi, per pacificare dentro noi stessi il conflitto che nasce dal dolore irrisolto della vita, per assicurarci che almeno nella scrittura non saremo confusi per sempre. Perché non ci può essere altra via d'uscita che questa: "verso il dentro, verso il centro della propria difficile umanità, attraverso il pozzo che il dolore di ognuno scava, silenzioso, fino a congiungersi con l'infinito". -- Sandra Bardotti







