Il nuovo libro di Mancassola è un piccolo oggetto prezioso, che consumi lentamente per paura che finisca troppo in fretta. Una manciata di racconti che ricordano quella linea di confine tra realtà e sogno dove ogni cosa sembra possibile. Mancassola parte da fatti di cronaca molto noti, e ne plasma una materia nuova, eppure del tutto credibile. Così, il dramma di Alfredino Rampi, il bambino che trent’anni fa cadde in un pozzo artesiano dalle parti di Vermicino, a sud di Roma, e in quel pozzo morì sconvolgendo un intero Paese che seguiva in diretta i tentativi di salvataggio, in questo libro si trasforma, diventa altro: il bambino, in realtà, scivola fino in fondo al cunicolo, dove incontra degli strani personaggi diretti al centro della terra, e decide di seguirli. Oppure Eluana Englaro, per diciassette anni costretta in un letto in stato di coma irreversibile: Mancassola narra gli ultimi giorni della donna nella clinica di Udine con la voce di un giornalista mandato sul posto per raccontarne la storia. Ospite di una locanda fuori città, conosce una sedicenne incinta, “rinnegata” dalla madre cattolica integralista troppo impegnata a manifestare davanti alla clinica per potersi occupare della figlia, e sembra tendere un filo rosso tra le due vite, quella in arrivo e quella finalmente liberata.
Così per le storie di Dirk Jeerd Hamer, lo studente di diciannove anni ammazzato nel 1978 da Vittorio Emanuele di Savoia all’isola di Cavallo, Giuseppe Di Matteo, figlio di un pentito di mafia sciolto nell’acido, e Federico Aldrovandi, diciottenne ferrarese arrestato e ucciso nel 2005 da quattro poliziotti condannati in primo grado e, di recente, anche in appello. Cinque fiabe moderne (a partire dai titoli: “Un principe azzurro”, “Un bambino al centro della terra”, “Una bella addormentata” ecc.) in cui Mancassola, con uno stile delicatissimo e poetico, trasfigura i personaggi, concede loro un’altra possibilità, indicando vie di fuga inaspettate, cercando di dare un senso al loro – e al nostro – dolore, suggerendoci di non avere paura: “Perciò, quel giorno, ad alcuni apparve chiaro che non ci fosse altra via d’uscita che questa, verso il dentro, verso il centro della propria difficile umanità, attraverso il pozzo che il dolore di ognuno scavava, silenzioso, fino a congiungersi con l’infinito”.
--Davide Musso







