Sto cercando di pensare in maniera ordinata.
Già, perché io penso sempre, ma di solito sembro più una Cassandra.
Una Cassandra incapace di profezie. Che un altro modo per dire che fisso il vuoto con gli occhi sbarrati.
Una pazza.
Ieri sotto le coperte pensavo a Mancassola.
No, non in quel senso.
Mi chiedevo il perché. La mia domanda preferita da sempre.
Perché ha scritto Non saremo confusi per sempre?
Perché l’ha scritto alla Saviano? Alla Paolini?
Perché ha scelto proprio quelle cinque storie? Perché raccontare di Giuseppe Di Matteo?
Poi a catena tutte le altre. Dove si è documentato Mancassola? Come si sarà sentita Silvia leggendo il libro? Giulia vive ancora con la nonna? E il bimbo? E i genitori di Alfredino? E…
Poi il torpore del sonno mi ha zittita. Almeno fino a questa mattina.
Ero sul punto di scrivere un’email a Mancassola per vomitargli tutte le mie domande quando mi è tornato in mente un meraviglioso post sullo spirito ingenuo.
Un profondo respiro e mi sono lasciata guidare dall’ingenuità.
Squilla il telefono del grafico. No, non ci siamo capiti. Ti ho detto che non voglio quello stupido vermiciattolo a dividere i paragrafi del mio libro. Voglio la lemniscata. Come? E’ il simbolo matematico dell’infinito. Sai qual è, non è vero? Un otto rovesciato… Aspetto le bozze corrette. Sì, voglio vederle ancora un volta. Non credere che io dia l’autorizzazione alla stampa. Sì, passamelo pure. Ernesto – lungo sospiro – non l’ho fatto mettere da Piergiorgio nel contratto perché è parte integrante del libro. Un simbolo che dà speranza a una realtà irreversibile. Che parla al subconscio del lettore…







