Narrativa italiana. «La vita erotica» (e struggente) di Batman e Superman nella tersa scrittura di Mancassola
Tenero è il cuore di ogni cosa, anche dei supereroi. Questi, infatti, amano e soffrono come noi. Umani, troppo umani. È una rivoluzione copernicana, quella di Marco Mancassola in La vita erotica dei superuomini. Il romanzo capovolge il fumetto. L’Uomo di Gomma, Mystique, o Batman e Superman, per esempio, non sono più l’Altro da noi, l’eccezione: fine, dunque, del sogno, inviolato e pudico, che ciascuno ha nutrito o nutre dentro sé, di «volar sopra le nubi di giogo in giogo» in una dimensione di libertà assoluta in cui la vita non è più schiava del bisogno o succube del Male.
I supereroi del trentacinquenne Mancassola con i loro poteri estremi sperimentano, invece, per tutti, dolorosamente, l’impossibilità di sfuggire al dominio dei sentimenti, all’irrazionalità delle passioni e delle pulsioni erotiche. Noi siamo il nostro corpo, prigionieri sbigottiti della tempesta di impulsi che esso ci trasmette.
New York, maggio 2005-giugno 2006, un serial killer ha preso di mira i supereroi di un tempo: Robin, il mitico compagno di Batman, è il primo a cadere, massacrato a Central Park. Nel mirino tutti gli altri: da Reed Richards, l’Uomo di Gomma, capace di allungare i propri arti a dismisura, a Mystique, la donna che riesce ad assumere le sembianze di chiunque altro, allo stesso Uomo Pipistrello, a Superman.
I supereroi di Mancassola (al suo quinto libro) sono vecchi e deboli, al tramonto dei propri poteri. Struggente è la triste circostanza di un funerale in cui tutti si ritrovano di nuovo uniti sulla scena di una New York paralizzata dalla commozione: «Era il vecchio Superman. La ressa si aprì al suo passaggio. La leggenda vivente avanzava con lentezza, tremante, appoggiandosi a un bastone di legno. Portava il suo antico costume con un mantello rosso. Reed gli andò incontro, e i due vecchi eroi si abbracciarono, affranti, sotto le telecamere di tutto il pianeta».
I supereroi di Mancassola sono soli, indifesi, schiacciati dal peso delle loro debolezze. È di esse che il nemico si serve per attaccarli. Robin, ormai attempato e deriso da Batman che gli preferisce ragazze androgine per giochetti morbosi, a Central Park, dove trova la morte, cercava come sempre ragazzi con cui intrattenersi. Reed Richards, l’Uomo di Gomma, s’innamora di una giovane astronauta «in carriera» esponendosi all’insostenibile oltraggio d’uno svagato abbandono («Con lui, a volte si era persino lasciata andare. Peccato che Reed si fosse fatto tante fantasie. Gli uomini di quella generazione avevano qualcosa di egoista, venivano da un tempo avido, avevano attraversato un secolo in cui si pensava di poter conquistare tutto: libertà, fama, gloria pubblica e gioie private. Per come lei la vedeva, i tempi erano cambiati da un pezzo. E soprattutto, le persone non potevano più possedersi a vicenda»).
Come la terra vista dal «vuoto magnifico e spaventoso» dello spazio profondo, grazie al raro splendore di una scrittura assolutamente tersa, i supereroi di Mancassola, al pari del nostro mondo, appaiono anch’essi «in bilico, quasi sul punto di cadere, simili a frutti maturi e sprecati». Degli uni e dell’altra, scoprirne l’intimità, acquisire la «sconcertante consapevolezza» di colpe, limiti e fragilità provoca in chi legge una solidale tenerezza, «una sorta di sconosciuta pace». Le due semplici parole finali rivolte al nostro pianeta dalla giovane astronauta amata invano dall’Uomo di Gomma diventano una preghiera condivisa, l’unica possibile: «Elaine allungò una mano verso l’oblò. “Non cadere”, sussurrò con il tono quasi di una preghiera. “Non cadere”».
I supereroi del trentacinquenne Mancassola con i loro poteri estremi sperimentano, invece, per tutti, dolorosamente, l’impossibilità di sfuggire al dominio dei sentimenti, all’irrazionalità delle passioni e delle pulsioni erotiche. Noi siamo il nostro corpo, prigionieri sbigottiti della tempesta di impulsi che esso ci trasmette.
New York, maggio 2005-giugno 2006, un serial killer ha preso di mira i supereroi di un tempo: Robin, il mitico compagno di Batman, è il primo a cadere, massacrato a Central Park. Nel mirino tutti gli altri: da Reed Richards, l’Uomo di Gomma, capace di allungare i propri arti a dismisura, a Mystique, la donna che riesce ad assumere le sembianze di chiunque altro, allo stesso Uomo Pipistrello, a Superman.
I supereroi di Mancassola (al suo quinto libro) sono vecchi e deboli, al tramonto dei propri poteri. Struggente è la triste circostanza di un funerale in cui tutti si ritrovano di nuovo uniti sulla scena di una New York paralizzata dalla commozione: «Era il vecchio Superman. La ressa si aprì al suo passaggio. La leggenda vivente avanzava con lentezza, tremante, appoggiandosi a un bastone di legno. Portava il suo antico costume con un mantello rosso. Reed gli andò incontro, e i due vecchi eroi si abbracciarono, affranti, sotto le telecamere di tutto il pianeta».
I supereroi di Mancassola sono soli, indifesi, schiacciati dal peso delle loro debolezze. È di esse che il nemico si serve per attaccarli. Robin, ormai attempato e deriso da Batman che gli preferisce ragazze androgine per giochetti morbosi, a Central Park, dove trova la morte, cercava come sempre ragazzi con cui intrattenersi. Reed Richards, l’Uomo di Gomma, s’innamora di una giovane astronauta «in carriera» esponendosi all’insostenibile oltraggio d’uno svagato abbandono («Con lui, a volte si era persino lasciata andare. Peccato che Reed si fosse fatto tante fantasie. Gli uomini di quella generazione avevano qualcosa di egoista, venivano da un tempo avido, avevano attraversato un secolo in cui si pensava di poter conquistare tutto: libertà, fama, gloria pubblica e gioie private. Per come lei la vedeva, i tempi erano cambiati da un pezzo. E soprattutto, le persone non potevano più possedersi a vicenda»).
Come la terra vista dal «vuoto magnifico e spaventoso» dello spazio profondo, grazie al raro splendore di una scrittura assolutamente tersa, i supereroi di Mancassola, al pari del nostro mondo, appaiono anch’essi «in bilico, quasi sul punto di cadere, simili a frutti maturi e sprecati». Degli uni e dell’altra, scoprirne l’intimità, acquisire la «sconcertante consapevolezza» di colpe, limiti e fragilità provoca in chi legge una solidale tenerezza, «una sorta di sconosciuta pace». Le due semplici parole finali rivolte al nostro pianeta dalla giovane astronauta amata invano dall’Uomo di Gomma diventano una preghiera condivisa, l’unica possibile: «Elaine allungò una mano verso l’oblò. “Non cadere”, sussurrò con il tono quasi di una preghiera. “Non cadere”».
Michele Trecca – La Gazzetta del Mezzogiorno







