Kevin Kelly, classe 1952, ha contribuito alla fondazione di Wired, è stato tra gli ispiratori di Matrix ed è un guru delle nuove tecnologie. In Quello che vuole la tecnologia [appena uscito in Italia per Codice Edizioni] vede la tecnologia globale come una specie in evoluzione, con una vita ormai indipendente da noi. Ma è convinto che i vantaggi tecnologici continueranno a superare gli svantaggi. Un ottimismo pieno e molto californiano...

Ha viaggiato otto anni per l'Asia, ha percorso gli Stati Uniti in bici e vissuto con una comunità amish, di quelle dove si gira in calesse e si arano i campi senza macchinari. Poi, Kevin Kelly scopre le reti telematiche. Fonda uno dei primi network online e all'inizio degli anni Novanta contribuisce alla nascita di Wired, la rivista delle innovazioni tecnologiche. “Da allora vivo sotto la stella della tecnologia”, scrive nel suo ultimo libro.
Oggi, Kelly conserva un rapporto schizofrenico con la tecnologia: ha un sito personale eppure a casa non ha nemmeno la banda larga. Osserva con occhio benevolo le innovazioni. Il progresso, quel vecchio dinosauro che i postmoderni hanno dichiarato morto da un pezzo, è vivo e vegeto nelle idee di Kevin Kelly, che sfoggia notevoli dosi di ottimismo. Nell'ultimo libro, Quello che vuole la tecnologia, definisce con il termine technium l'insieme della tecnologia esistente al mondo: qualcosa di simile a un grande organismo globale e interconnesso. Come una specie vivente, il technium pare dotato di una sua linea evolutiva, di impulsi e di volontà, e ciò che vuole è anzitutto continuare a evolversi. Riprodursi. Diventare sempre più complesso, sfiorare l'infinito.
MM: La tecnologia ha un destino che punta verso l'infinito. Sappiamo però che alcuni rami dell'evoluzione possono prendere un vicolo cieco verso l'estinzione. Dovremmo chiederci se la tecnologia stia percorrendo il ramo giusto, e riesce difficile pensarlo quando lo sviluppo attuale è guidato dal mercato estremo, e la ricerca scientifica lavora solo per il tornaconto delle compagnie finanziatrici. Posso chiederti da dove viene il tuo ottimismo?
KK: Se la tecnologia potrebbe farci toccare l'infinito, non è abbastanza per essere ottimisti? Il nostro ottimismo ha senso perché abbiamo assistito a un lento progresso per diecimila anni. Potrebbe finire domani, ma statisticamente si può immaginare che vada avanti almeno altri diecimila anni.
MM: Il mercato è stato il motore nello sviluppo dell'ultima tecnologia. Come farà la tecnologia a progredire con la crisi economica e l'impoverimento della classe media?
KK: Il mercato è la spinta principale della tecnologia, però non l'unica. La grande sorpresa degli ultimi anni è stata vedere quanto possiamo produrre con il lavoro collettivo open source, gratuito, guidato dalla passione. Tipo Wikipedia. E poi, nonostante tutto, la qualità della vita media continua a crescere nel mondo. La gente magari non ha più tanto contante, però dispone di cose che pochi anni fa sarebbero state inaccessibili persino a miliardario, ad esempio uno smart phone che ti dà indicazioni stradali.
MM: E la crisi delle risorse naturali? Come farà la tecnologia a sostenere se stessa?
KK: Non c'è nulla di necessariamente contrario alla vita o all'ambiente, nel technium. Finora siamo stati in grado di inventare versioni più verdi di ogni tecnologia. Non c'è limite alla nostra possibilità di rendere le cose più ecologiche, se solo scegliamo di farlo.
MM: Intendevo, da dove verrà l'energia? Nel tuo libro c'è il racconto di un piccolo robot in grado di individuare una presa di corrente e connettersi quando ne ha bisogno. L'intera realtà delle macchine imparerà ad autoalimentarsi? E quale sarà a quel punto la fonte di energia? Uno pensa subito a Matrix... [riferimento non casuale: prima delle riprese di Matrix, i fratelli Whachowski suggerirono a Reeves e agli altri attori di prepararsi con la lettura di un precedente libro di Kevin Kelly]
KK: Continuiamo ad aumentare l'autonomia delle nostre creazioni. Sì, la tecnologia sarà sempre più indipendente, ma ancora per molto noi rimarremo i suoi organi riproduttivi, le sue ghiandole sessuali. Avrà bisogno di noi per riprodursi. Nel lontano futuro potrebbe riprodursi da sola, del resto siamo già circondati da milioni di specie che si riproducono da sole, comprese alcune microscopiche capaci di entrare in noi e farci fuori. E abbiamo imparato a conviverci.
MM: Si racconta che a ventisette anni, in seguito a una crisi mistica, decidesti di vivere come ti fossero rimasti solo sei mesi di vita.
KK: Ci provai, in realtà era impossibile fingere non ci fosse un futuro. Gli esseri umani hanno bisogno di un domani. Non puoi vivere “qui e ora” più di un giorno. La felicità di lungo corso ha bisogno di futuro.
MM: Vivi nella Silicon Valley e nel libro scrivi: “I miei amici sono gli inventori dei supercomputer, dei farmaci genetici, dei motori di ricerca, della nanotecnologia, delle comunicazioni a fibre ottiche, di tutto ciò che è nuovo”. Vi incontrate per un barbecue la domenica e chiacchierate del futuro del mondo?
KK: Non è che ci sia un club ufficiale, ma serate o weekend in cui ci si ritrova sono normali. Giusto ieri sera ero a una cena e abbiamo parlato di filosofia della tecnologia, del futuro di Wikileaks, di ingegneria genetica e del suo rapporto con la spiritualità. C'era qualcuno che moderava la discussione, e c'era pure un ottimo chef.
[pubblicato originariamente su Rolling Stone, aprile 2011]