C’è una sorta di anestetizzazione collettiva del dolore. La condivisione della sofferenza che rendeva valido l’adagio ‘aver compagnia al duol scema la pena’, è ormai sepolta. Da molto tempo c’è una negativa spettacolarizzazione e i casi di cronaca diventano spesso solo un modo ulteriore di innalzare l’audience. Contro questa forma di cannibalismo massmediatico, lo scrittore Marco Mancassola, attraverso una riproposizione in chiave fiabesca di alcune vicende che hanno profondamente inciso nella nostra storia, restituisce dignità a quelle persone, non più considerate solo ‘vittime’. In una serie di racconti, racchiusi in Non saremo confusi per sempre (Einaudi) riaffiorano casi purtroppo difficili da dimenticare: da quello di Vermicino in cui Alfredino Rampi morirà in un pozzo, alla morte terribile a San Giuseppe Jato di un adolescente giustiziato e sciolto nell’acido per vendetta nei confronti del padre. Il libro sarà presentato, dallo stesso autore e in forma di reading, domani giovedì 5 maggio alle 18,30 nella libreria Feltrinelli di Bari. Interverranno Claudia Attimonelli, Roberto Derobertis, Ines Pierucci, Manuel Laperchia (prossime presentazioni: venerdì 6 maggio a Taranto alle 18.30 nella libreria Gilgamesh e sabato 7 maggio ad Altamura alle 19 da Club Silencio).
“Il libro – così come ha sottolineato Mancassola – contiene alcune vicende di cronaca tra cui quella di Vermicino e del piccolo Alfredino Rampi che segnò forse l’inizio della spettacolarizzazione del dolore nel senso negativo del termine e non solo come condivisione pubblica dal punto di vista emotivo. Da quel momento in poi la commozione è stata sfruttata dal mondo dello spettacolo per fare audience. Quello che sfugge in questa dimensione è che la vittima non è solo vittima, ma una persona e in questo modo si calpesta spesso la sua dignità, le si manca di rispetto. Ecco perchè ho voluto filtrare questo materiale, queste storie attraverso la letteratura, la scrittura, facendole diventare favole per restituire loro profondità. Ho scelto le vicende che personalmente mi hanno più colpito. Da scrittore mi sono soffermato su quelle che mi permettevano una rilettura fiabesca. E, a differenza della cronaca, nella favola c’è sempre una morale. Perchè la cronaca, soprattutto quella più recente, è famelica e convulsa. Ogni due tre mesi c’è un nuovo caso che cattura l’attenzione e non si parla d’altro. La coscienza collettiva diventa così ‘drogata’, i casi si confondono e si innesta un meccanismo crudele in cui, come dicevo, non c’è nessuna forma di rispetto per la persona, per quello che è stata, per tutto quello che ha rappresentato il suo mondo. E le chiacchiere si moltiplicano”. “Due anni e mezzo fa è uscito il mio romanzo, ambientato in America – ha aggiunto Mancassola, rispondendo alla domanda su una nuova opera – molto apprezzato dai lettori che devo dire sono rimasti un po’ spiazzati da questo mio nuovo libro perchè si tratta di più racconti che però hanno un tratto comune anche rispetto a quello che ho scritto precedentemente. Si ritrovano, anche qui, alcuni elementi che fanno parte del mio immaginario, come l’interesse verso i riti di passaggio, i personaggi giovani, il tema dell’incertezza a volete legato alla pulsione della morte. Il prossimo lavoro sarà nuovamente un romanzo, di ampio respiro, ambientato in Italia nel 1994 ed in particolare in una scuola. Protagonisti un gruppo di adolescenti per una storia della fine del Novecento nei mesi che precedono la prima elezione di Silvio Berlusconi”. -- Gilda Camero







