I guerriglieri fondamentalisti si nascondono tra le case e negli ospedali. I guerriglieri fondamentalisti usano i civili come scudi. I guerriglieri fondamentalisti espongono volutamente i bambini al fuoco nemico, in modo da far apparire gli avversari come brutali assassini. Nei giorni dell’ennesima guerra, c'è chi prova a giustificare quanto accade ricordando che i guerriglieri fondamentalisti fanno questo. E magari potrebbe essere vero. Eppure questo cosa dovrebbe giustificare? Dovrebbe forse essere sufficiente a giustificare chi, su quei civili, compie una strage puntuale e senza ritegno? Se la pensiamo così, si tratta di una ben strana posizione logica e morale. Le strategie più disumane del nostro nemico non rendono meno disumane le nostre. La colpa dell’altro non serve ad assolvere la nostra.
In questi giorni, se siamo soldati israeliani, stiamo uccidendo bambini. Difficile smentire questo fatto. Se invece siamo ‘soltanto’ spettatori dei media mondiali, siamo spettatori sempre più morbosi di assassinii di bambini. Difficile smentire anche questo. La guerra è ovunque, tra le strade di Gaza, nelle sue case, nel nostro sguardo famelico e complice e assuefatto, nelle nostre misere stanze interiori.
Viene in mente Thich Nhat Hanh. Il famoso monaco vietnamita parla spesso del senso intimo della pace. In un vecchio libricino ormai fuori commercio, che trascriveva una conferenza italiana ai tempi della guerra nell’ex Jugoslavia, Thich Nhat Hanh dice che…
‘Quando il vostro meraviglioso bambino viene verso di voi sorridendo felice, e non ne siete consapevoli, allora questo bambino meraviglioso non è per voi. Avete talmente tante preoccupazioni, che il bambino sorridente non lo vedete. In quel momento la vita non c’è perché non siete presenti al bambino e il bambino non è per voi.
[…] Io non credo a tutti coloro che dicono che vogliono la pace nel mondo, se non hanno ancora fatto la pace con il loro proprio corpo e con la propria famiglia.
Nella tradizione buddista c’è un discorso del Buddha che parla della pratica dell’essere in contatto con le diverse parti del corpo. In un altro discorso il Buddha ci ha insegnato il modo di toccare le nostre emozioni. Ci sono così tante emozioni in noi: piacevoli, spiacevoli e neutre. Forse ci sono in noi diverse emozioni che sono in conflitto tra di loro. Forse c’è una guerra più o meno nascosta in noi. Se scoprite di essere in conflitto con la vostra famiglia o con la vostra tradizione, c’è una guerra nascosta in voi stessi. Probabilmente non ne siete consapevoli. Questa guerra è la causa principale del vostro essere in conflitto con gli altri, con la vostra famiglia, con la vostra tradizione.
Ogni persona è il suo regno.
Il territorio di questo regno è composto dal corpo, dalle emozioni, dalle percezioni, dalle formazioni mentali e dalla consapevolezza. Voi siete il sovrano di questo regno, e dovreste sapere cosa sta succedendo in questo territorio. Se non potete far sì che ci sia pace nel vostro regno, come potete contribuire a creare la pace nella società e nel mondo?
[…] Per piacere, guardate quell’albero meraviglioso che c’è qui fuori dalla chiesa. Io credo che il massimo che un albero possa fare è essere sano e bello. Finché l’albero è sano e bello c’è speranza per tutta la specie.
Ma se un albero è meno di un albero, allora tutta la specie è in pericolo.
La stessa cosa vale per l’essere umano. La cosa migliore che un essere umano possa fare per aiutare è essere un vero essere umano.
Se un essere umano è meno di un essere umano, allora ognuno, tutta la specie sarà in pericolo.’
[Thich Nhat Hanh, da ‘Non c’è via per la pace – La pace è la via’, ed. L’Inizio – Firenze, 1993]

