[pubblicato su Corriere della Sera-La Lettura del 29 luglio 2012]
Là fuori, nonostante tutto, da qualche parte c'è l'amore. Sì, da qualche parte c'è una persona per me. È forse l'ultima estrema suggestione del post-romanticismo occidentale. Ma la persona giusta è nascosta dalla cortina fumogena della complessità, dalle complicazioni incrociate della vita, dal rumore di fondo della società in affanno: come trovarla? La risposta più immediata viene dai siti di incontri. Nella società del social love, dell'inafferrabile affettività nell'era della connessione e dei social network, i siti di incontri mi rivolgono una promessa. Mi promettono che là fuori c'è ancora qualcuno da desiderare.
Secondo la società di consulenza Vindicia.com, il settore del dating online l'anno scorso è cresciuto, a dispetto dei drammi dell'economia globale, di quasi il 60%. In una discussa ricerca dell'università di Rochester, il 22% delle coppie statunitensi etero e il 61% di quelle omo si sarebbero incontrate in rete. Il gigante californiano eHarmony sostiene che ogni giorno centinaia di coppie si sposano grazie ai suoi servizi. In Italia, la crescita impetuosa di Badoo si accompagna al successo di siti come Meetic, che dalla sua sede nei sobborghi parigini è divenuto il sito di incontri più utilizzato d'Europa, fino a comprare la divisione europea del rivale Match.com.
In questo quadro, i grandi marchi del dating online sembrano offrire ricerca amorosa senza barriere. Qualunque sia la distanza geografica o sociale della persona giusta, la rete ha allargato le possibilità di trovarla. Accanto a questa offerta, generalista, si affianca quella complementare di siti più piccoli e specializzati, che paiono invece interessati a ridefinire i confini di una comunità, geografica o di affinità, entro cui cercare un partner. Si va dal sito di incontri per i fanatici Apple a quello per gli amanti di Star Trek. Il sito Soulmates è dedicato ai sofisticati lettori del quotidiano britannico The Guardian: un modo per evitare, spiegava un articolo sul giornale stesso, di trovarsi a un appuntamento con qualcuno “convinto che Marcel Proust era un pilota di Formula 1”.
Ma che si tratti di una ricerca specializzata o meno, nei confini o meno di una qualche forma di comunità, ciò che non cambia è l'intensità della sollecitazione. Una sollecitazione continua del desiderio. Non importa quanti profili ho già visto o quanti wink, ammiccamenti, ho mandato. C'è sempre un'ulteriore promessa di intimità, vicina e ancora inafferrabile, sempre un nuovo profilo da guardare, una ricerca in più da fare o un suggerimento da ricevere da parte dei software che valutano le affinità tra gli utenti. La ricerca è lunga e avventurosa.
Per qualcuno si rivela quasi un lavoro. Una donna americana, Jane Coloccia, autrice di un libro intitolato Confessions Of An Online Dating Addict, riferisce di appuntamenti con oltre 200 uomini conosciuti in rete nell'arco di dieci anni, prima di incontrare l'attuale compagno. Racconta di quaderni di appunti. Schemi. File creati per gestire le informazioni sugli uomini cui era interessata. Come tutte le attività dell'era social, il dating online richiede grosse dosi di tempo.
La ricerca di intimità non si ferma di fronte a questo, né davanti a barriere come quella anagrafica. Sempre più spesso, il tempo dedicato al dating in rete è quello libero e solitario che segue un divorzio o una separazione. I non più giovanissimi risultano il segmento in maggiore crescita tra gli utenti di siti di incontri: per molti di loro si tratta di una scelta obbligata. Nella desolazione del XXI secolo, dove altro cercare una chance di incontro? Gli utenti maturi oscillano nel loro atteggiamento, e se da un lato sembrano voler ricreare le dinamiche con cui sono cresciuti – la ricerca di un partner fisso, il corteggiamento – dall'altro restano abbagliati dalla libertà che la rete pare offrire. Dal suo catalogo di possibilità.
Per tutti, giovani e meno giovani, arriva in genere un momento di disillusione. Le lamentele di chi cerca relazioni online sono sempre le stesse. Districarsi tra profili pieni di informazioni false, brutte sorprese, incontri con gente cinica, bidoni a ripetizione. Come muoversi in una galleria di specchi e di ombre voluttuose. In rete molte persone vogliono stabilire contatti, ma anche tenersi aperte a contatti più interessanti. Nel suo saggio Love Online, il sociologo francese Jean-Claude Kaufmann rileva che la delusione è inevitabile quando si cercano troppe cose contrastanti: amore, sesso, libertà, relazioni.
La sociologia degli incontri online ha una casistica variegata, siti e applicazioni per gente che desidera sistemarsi, altri per chi invece cerca casual dating. Ci sono siti per gente già sposata. Applicazioni con geolocalizzazione che selezionano in tempo reale gli utenti fisicamente più vicini: la più famosa resta Grindr, per un pubblico solo maschile. Siti dov'è normale presentarsi con un primo piano del proprio pene e altri dove mostrarsi in giacca e cravatta. Siti dove tutto questo si mescola.
Eppure, qualunque cosa io stia cercando – relazioni eterne, flirt appaga-ego, consumismo sessuale – ho bisogno di strategie. Devo imparare in fretta. Imparo a sfogliare con occhio pratico gli altri profili come le pagine di un catalogo, ad autopromuovermi con foto e descrizioni accattivanti per conservare un posto di rilievo nello stesso catalogo. Consumo e mi faccio consumare, non c'è molto di nuovo, l'eredità del capitalismo della seduzione di Michel Clouscard. Le intimità fredde di Eva Illouz.
Serve in ogni caso cautela con le morali. Spesso, quando scrittori e studiosi analizzano le dinamiche della socialità in rete, si fermano a una denuncia di rito del loro grado di narcisismo. Sì, la rete è un sistema di specchi, una macchina di microrassicurazioni per io destrutturati. Ma è una denuncia facile e un poco datata. Avrebbe potuto farla già Christopher Lasch con le sue teorie sul narcisismo. Di fatto, le pratiche di ricerca online di intimità incarnano in pieno questo momento storico: e non solo perché, in fase di contrazione dei redditi, stare in casa e flirtare in rete è un intrattenimento poco costoso, adatto agli orari frammentati dei lavoratori precari. Lo incarnano perché parlano dell'ambiguo fluttuare della soggettività contemporanea. Dei suoi tentativi di autorivelazione. E della sua battaglia per continuare a desiderare.
Nel crollo di senso della società dei consumi, ciò su cui voglio essere rassicurato non è solo che io esisto. Non è neppure l'esistenza, che pure i siti di incontri si affannano a proclamare, di un oggetto del desiderio. Nello spazio della rete, cerco la sensazione del mio stesso desiderare. La persistenza del desiderio umano. Mentre tramonta l'impianto del desiderio occidentale, esasperato, post-romantico, post-liberazione dei costumi e dei consumi, voglio salvare ciò che in fondo ne era la suggestione ultima: il destino-diritto alla ricerca amorosa, erotica.
C'è un grande cuore che pulsa e di cui si sentono gli echi. Pulsava nei film di Hollywood e nelle pubblicità dei Mad Men del Novecento, ora pulsa nel mare freddo ma stranamente accogliente della rete. Milioni di cuori occidentali e occidentalizzati sentono di non avere scelta, possono solo tuffarsi. Perdersi e cercare.







