[Italia, Amore è una rubrica mia e di Christian Raimo, ogni mese su Rolling Stone]
CR >> Qualche settimana fa sono andato a un grosso convegno di formazione per gli insegnanti di materie umanistiche. Eravamo in circa cinquecento professori di lettere, filosofia, storia, etc… stipati in un auditorium di Roma. I relatori erano Guido Baldi e Giovanni Fornero, due nomi che centinaia di migliaia di studenti conoscono perché se li trovano scritti sulla copertina dei manuali liceali che usano in classe. Seduti per circa tre ore, senza uno straccio di materiale o di bibliografia, stiamo stati ammanniti con un paio di pseudolezioni universitarie for dummies, condite da banalità d’antan, e moralismi vieti sui giovani d’oggi. Se Fornero si conteneva, Baldi era a briglia sciolta: i ragazzi di oggi non leggono nulla – pontificava –, non studiano, non sono capaci di concentrarsi, non gli va di impegnarsi, c’hanno il cervello intossicato dai videogiochi… Io ero raggelato, ma intorno a me quasi tutti gli altri professori applaudivano fino a spellarsi le mani: finalmente c’era qualcuno che li rassicurava che la loro frustrazione biliosa, la loro mancanza di aggiornamento, la loro approssimazione intellettuale fosse una difesa moralmente appropriata contro questa marmaglia di giovani ineducabili. Mentre a me sembrava vergognoso che dei docenti avessero un’idea così rancorosa e qualunquista delle nuove generazioni (come fanno a entrare in classe?, mi chiedevo), mi sono poi fatto i conti che Guido Baldi o quegli insegnanti non sono affatto degli isolati. Basta leggersi un editoriale di Pierluigi Battista, un’analisi di Umberto Galimberti, un libro di Paola Mastrocola, basta vedersi un film come Scialla!, per considerare quale idea patetica, meschina abbiano alle volte questi cinquantenni sessantenni dei teenager: dei rincoglioniti inetti rispetto alla superiorità etica della cultura classica, dei nichilisti di serie b.
Il punto è che, a guardarli con un minimo di carità fraterna, quel giorno erano proprio quegli insegnanti di cui anch’io faccio parte a farmi un po’ di pena: sedicenti professionisti intellettuali che campano parassitariamente sulla crisi della scuola (con decine di ore settimanali di ripetizioni, in nero ovviamente) e che invece non sanno nulla di nulla del dibattito scientifico internazionale, si tratti di pedagogia o di sociologia o di innovazione didattica. Che ne faremo di questi adulti pensavo? Di questi adulti che non hanno il coraggio o l’umiltà di mettersi in discussione? Che sono vissuti fin adesso col welfare economico e morale delle babypensioni, delle case di famiglia intestate, delle rendite di posizione? Magari arriverà uno studente a insegnargli l’html 5 come ha fatto con lui un suo compagno di banco, o gli farà vedere le regole di narratologia applicate in Call of duty, gli rigirerà un tweet che gli è servito per la nostra ricerca, o se li caricherà – come il protagonista di Scialla! – bonariamente sulle spalle, pregandolo per favore di non succhiargli il sangue a tradimento.
MM >> Abbiamo fatto degli errori. Eravamo in buona fede e comunque adesso siamo qui a spiegarveli, i nostri errori, così non li farete anche voi. È la retorica che certa sinistra invecchiata comincia ad assumere, negli ultimi tempi, quando parla alle generazioni più giovani. Padri, insegnanti, politici, intellettuali. Un discorso all'apparenza apprezzabile. Però facciamo un esempio.
Pochi mesi fa. Uno scrittore si presenta a una convention di “giovani” del PD. Dice che lui e quelli come lui hanno sempre voluto tutelare i deboli, ma di aver sbagliato a pensare di farlo con le tutele, i diritti, le protezioni sociali. Al contrario, “oggi sappiamo che la cosa migliore che puoi fare per i deboli è concedergli un sistema dinamico, non un sistema bloccato. Non è vero che il rischio colpisce il debole, il rischio è una chance per il debole.” Davvero. Quando non puoi più pagare le rate, quando non hai nemmeno i soldi per fare il pieno e portare tuo figlio a scuola, quando al lavoro ti fanno mobbing e tu stai zitto per il terrore di perdere quei mille euro scarsi al mese, non invocare protezione. Invoca la possibilità di metterti ancora più a rischio. Sorridi, il mercato ti ama.
Lo scrittore è Alessandro Baricco, la convention quella del “giovane” Matteo Renzi. Un connubio adatto. Che uno come Renzi di recente abbia potuto autopubblicizzarsi come giovane, dice molto sugli equivoci drammatici che passano intorno alla “questione generazionale”. Non è che hai trentacinque anni e sei giovane. Sei giovane, come politico, se sei in grado di aprire le finestre della stanza politica. Non se rimetti in circolo un sentore stantio di blairismo anni 90.
Sono gli stessi equivoci che passano intorno alla “letteratura”, con scrittori esangui, senza peso emotivo, senza avventura interiore, dalla voce inautentica a occupare, ancora, la scena. O gli stessi intorno all'intero concetto di “sinistra”, equivoco questo davvero drammatico. Il tipo di “sinistra” che continua imperterrita a favoleggiare il mercato, la crescita, la deregolarizzazione. Quella che legge Repubblica e i bollettini della borghesia liberal, perbene e nostalgica.
È come la scena di Homer Simpson e la ciambella collegata a un elettrodo. Homer afferra la ciambella, prende la scossa, grida, ritira la mano. Ci riprova, grida, ritira la mano. E avanti così. Perché ridiamo di Homer Simpson? Perché non riesce a imparare. Perché ridiamo – con il cuore che sanguina – della sinistra o postsinistra o pseudosinistra? Per lo stesso motivo. Dopo quasi due decenni di tsunami berlusconiano, dopo aver sfiorato l'annientamento dell'idea di democrazia in questo paese, dopo che la crisi del neoliberismo ha lavorato ai fianchi il tenore di vita di buona parte della popolazione, e promette di assestare colpi ben più mortali.
Cosa auguro, in tutta sincerità, per il 2012? Per iniziare, che si sgombri il campo da chi viene a dirci di aver capito i propri errori. E poi, stordito, allunga la mano verso la ciambella.
[pubblicato su Rolling Stone, gennaio 2012]




