Abbiamo fatto degli errori. Eravamo in buona fede e comunque adesso siamo qui a spiegarveli, i nostri errori, così non li farete anche voi. È la retorica che certa sinistra invecchiata comincia ad assumere, negli ultimi tempi, quando parla alle generazioni più giovani. Padri, insegnanti, politici, intellettuali. Un discorso all'apparenza apprezzabile. Però facciamo un esempio.
Pochi mesi fa. Uno scrittore si presenta a una convention di “giovani” del PD. Dice che lui e quelli come lui hanno sempre voluto tutelare i deboli, ma di aver sbagliato a pensare di farlo con le tutele, i diritti, le protezioni sociali. Al contrario, “oggi sappiamo che la cosa migliore che puoi fare per i deboli è concedergli un sistema dinamico, non un sistema bloccato. Non è vero che il rischio colpisce il debole, il rischio è una chance per il debole.” Davvero. Quando non puoi più pagare le rate, quando non hai nemmeno i soldi per fare il pieno e portare tuo figlio a scuola, quando al lavoro ti fanno mobbing e tu stai zitto per il terrore di perdere quei mille euro scarsi al mese, non invocare protezione. Invoca la possibilità di metterti ancora più a rischio. Sorridi, il mercato ti ama.
Lo scrittore è Alessandro Baricco, la convention quella del “giovane” Matteo Renzi. Un connubio adatto. Che uno come Renzi di recente abbia potuto autopubblicizzarsi come giovane, dice molto sugli equivoci drammatici che passano intorno alla “questione generazionale”. Non è che hai trentacinque anni e sei giovane. Sei giovane, come politico, se sei in grado di aprire le finestre della stanza politica. Non se rimetti in circolo un sentore stantio di blairismo anni 90.
Sono gli stessi equivoci che passano intorno alla “letteratura”, con scrittori esangui, senza peso emotivo, senza avventura interiore, dalla voce inautentica a occupare, ancora, la scena. O gli stessi intorno all'intero concetto di “sinistra”, equivoco questo davvero drammatico. Il tipo di “sinistra” che continua imperterrita a favoleggiare il mercato, la crescita, la deregolarizzazione. Quella che legge Repubblica e i bollettini della borghesia liberal, perbene e nostalgica.
È come la scena di Homer Simpson e la ciambella collegata a un elettrodo. Homer afferra la ciambella, prende la scossa, grida, ritira la mano. Ci riprova, grida, ritira la mano. E avanti così. Perché ridiamo di Homer Simpson? Perché non riesce a imparare. Perché ridiamo – con il cuore che sanguina – della sinistra o postsinistra o pseudosinistra? Per lo stesso motivo. Dopo quasi due decenni di tsunami berlusconiano, dopo aver sfiorato l'annientamento dell'idea di democrazia in questo paese, dopo che la crisi del neoliberismo ha lavorato ai fianchi il tenore di vita di buona parte della popolazione, e promette di assestare colpi ben più mortali.
Cosa auguro, in tutta sincerità, per il 2012? Per iniziare, che si sgombri il campo da chi viene a dirci di aver capito i propri errori. E poi, stordito, allunga la mano verso la ciambella.
[testo scritto per Italia, Amore - Rolling Stone, gennaio 2012]




