È piena estate, il pomeriggio splende, e un uomo nel vigore della maturità, con ancora addosso “l’agilità caratteristica della giovinezza”, lascia un party nella piscina di amici con l'idea di passare attraverso le piscine dei vicini, tuffandosi in una dopo l'altra, fino a raggiungere la propria casa a qualche miglio di distanza. Vuole tornare a casa a nuoto. È un uomo ricco e sicuro e la sua, per quanto bizzarra, sembra un'idea divertente. Ecco la storia de “Il Nuotatore”, uno dei racconti-capolavoro del Novecento, lancinante testo breve scritto da John Cheever nel 1964.
Cheever era nel pieno dei suoi problemi con l'alcolismo e i drink forti sono una costante del racconto. Dopo aver lasciato la festa dove tutti si lamentano di aver bevuto troppo la sera prima, il protagonista Ned Merrill scavalca una siepe e si ritrova in un giardino dove, fedele al proposito, attraversa a nuoto la piscina. I padroni di casa non sembrano troppo sorpresi e la signora Graham, anzi, lo accoglie offrendogli un drink. Uguale accoglienza nella tappa successiva. L'acqua delle piscine è fresca, luminosa, i padroni di casa amichevoli. Fino a quando Ned capita in un giardino dove i proprietari devono essersene appena andati, lasciando i segni di un'ennesima festa appena conclusa, e dove un temporale lo sorprende. Si ripara sotto un gazebo. Il vento strappa le foglie di un acero e l'immagine dell'albero spoglio porta con sé un improvviso, inquieto senso autunnale. È la prima incrinatura nel viaggio di Ned.
Proseguendo verso la casa dove, almeno in teoria, le sue figlie lo aspettano giocando a tennis, altre incrinature si infilano nella storia. Il tempo si fa dilatato e Ned inizia a chiedersi da quanto stia attraversando piscine. Ora i giardini incontrati sono spogli, abbandonati, e lui non riesce a ricordare che fine abbiano fatto i proprietari. Arrivato a una strada statale, Ned resta sul bordo, quasi nudo, in costume da bagno, aspettando di attraversare, mentre la gente sulle macchine lo guarda con scherno, ride di lui. La piscina successiva è quella di una coppia di vecchi nudisti, che ascoltano il motivo del suo passaggio. La padrona di casa gli dice di essere dispiaciuta delle sue sfortune, di ciò che è successo alla sua casa e alle sue figlie: ma Ned non sa di cosa lei stia parlando, non ricorda di aver subito alcuna sventura. “Certo. Buon viaggio”, sospira lei con tristezza.
Ned si sente stanco. Mentre nelle prime piscine era stato accolto con amicizia, nelle ultime trova ostilità. Raggiunge a stento la sua casa, esausto, solo per trovarla vuota, le maniglie arrugginite: il suo è stato un viaggio nel tempo? L'estate era piena e calda quando è partito, l'amore intorno a lui. Adesso non è che una sera desolata.
All'arrivo di ogni estate, ricordo il racconto di John Cheever. Il profumo di cloro di una piscina. Una festa in costume da bagno. Un vino ghiacciato e il fresco dell'acqua, il blu onirico di un dipinto di David Hockney. La gloria lucente dei corpi bagnati. Le piscine e la loro dimensione sospesa, metafisica, la certezza che un giorno tutto questo sarà passato, un ricordo azzurro e abbagliante.
«Redemption Books» è la mia rubrica sui libri di culto sul magazine di arte-moda-design Made With Style. Questo testo è stato originariamente pubblicato sul numero di giugno-luglio 2011.







