[questo mio articolo è apparso su Il Manifesto del 4 febbraio 2010]
“Non esiste fiction dei più fantasiosi sceneggiatori in grado di competere con questa spy story pugliese.” Ha scritto così nei giorni scorsi Il Giornale, commentando lo scoop di un altro media arruolato, niente meno che Panorama. Oggetto dello scoop nonché della spy story sarebbe il complotto dietro il caso D’Addario. I tempi del revisionismo sono sempre più brevi ed era inevitabile attendersi, a pochi mesi di distanza, la nuova verità su quel caso. Il Berlusconi ‘utilizzatore finale’ fu solo una vittima, ne abbiamo mai dubitato? Il Capo ha un cuore grande e ingenuo. Tradito da donne avide che si infilano nel suo letto, su incarico dei partiti dell’odio e del rancore.
Sullo sfondo, rimbomba il brusio incessante e scientifico dei talk show. Tutto serve alla causa e nel grande alambicco dell’esperimento italiano non esiste ingrediente che non finisca, alla fine, per servire all’alchimia del Capo. I tanti scandali sessuali che si rinnovano di mese in mese, sempre più mosci a dire il vero, sono utili a relativizzare gli scandali del padrone. Oltre che a non parlare dei problemi veri del paese. Così come per salvare il Capo dalla giustizia non si esita a distruggere l’intero sistema della giustizia, allo stesso modo per giustificare il sistema sesso-potere del Capo non si è esitato a trasformare l’intero paese in un numero di Chi (del resto, già da molto somigliava a una puntata di Drive In).
Nel frattempo, le proposte del decreto Romani fanno fare all’Italia un ulteriore passo verso la Cina. Tivù e rete sempre più imbavagliate sotto una sorta di dittatura del Piccolo Fratello, il Minore Ignoto da proteggere a tutti i costi dalle schifezze del mondo degli adulti. Là fuori c’è un mondo schifoso, non ci sono dubbi, e in particolare un paese schifoso. Ma non per colpa dei film d’autore con scene di nudo, non per colpa di Murdoch e non per colpa della libertà della rete. È schifoso perché abitato da gente ipocrita, nichilista e pruriginosa. Schifoso perché trasformato in barzelletta, in stereotipo regressivo, in una scenetta intossicante dove la donna continua ad avere il ruolo di moglie cornuta o di amante ingrata; la transessuale è ovviamente una puttana drogata; l’omosessuale è il frocio pettegolo che commenta i gossip nei salotti di corte; e infine l’intellettuale, notizia fresca, è lo scrittore decaduto che rivendica il diritto di andare all’Isola dei Famosi a dire le parolacce.
Se questo è il quadro restituito dalla tivù italiana, e abbiamo imparato quanto la tivù sia in grado di ricreare il paese a propria immagine, se questo è il quadro, dicevamo, fa una strana impressione l’apparizione lunare di Isabella Rossellini in una recente puntata del programma di Fabio Fazio. Con magnifico candore l’attrice presenta i suoi cortometraggi sulla vita sessuale degli animali. Il maschio del ragno si cosparge le zampe di sperma e si avvicina di soppiatto alla vagina della femmina. La lucciola maschio vola emettendo luce dalla zona vicina all’ano. Sperma, vagina, ano! Quanto sono rari, ormai quasi scomparsi, gli spazi della tivù italiana dove sia ipotizzabile pronunciare con serenità parole del genere. Per il resto, la tivù nazionale è come una di quelle classi di prepuberali che si mettono a ridacchiare, increduli ed eccitati, ogni volta che la professoressa fa un’involontaria allusione sessuale.
Le spy story da un lato. Un misto di censura, foia e volgarità dall’altro. Si tratta del clima perfetto per mascherare, anche sul piano della sessualità, le questioni reali. In modo che a nessuno tornino in mente le considerazioni più banali, eppure del tutto rimosse: ovvero che il sesso è una cosa sacra e per questo dev’essere libero, naturale, gratuito, oggetto di gioco ma non di scambio e propaganda, fuori dalla giurisdizione di Stati e Chiese, e al tempo stesso tutelato (se le persone coinvolte lo decidono) quando corrisponde a un legame affettivo stabile. Etero o gay che sia.
Ma queste sono faccende reali e quindi noiose. Meglio continuare a vivere nell’allucinazione, nel sogno onanista e degradato di un paese che trova il suo orgasmo nel negare l’altro, nel perdere ogni etica e ogni estetica, nell’immaginare le orge all’ombra del trono. C’è forse una via d’uscita? Viene in mente Nicole Kidman in Eyes Wide Shut, il film di Kubrik che si concludeva con una delle battute finali più fulminanti della storia del cinema. “Cosa pensi che dobbiamo fare adesso?” “Scopare”, rispondeva la Kidman. Scopare nel modo più onesto possibile. Magari bastasse questo.
[Originariamente pubblicato su Il Manifesto del 4 febbraio 2010]



