Se un giorno, chissà, vi venisse in mente di adottare una covata di anatroccoli, sappiate che l’unico modo di rassicurarli e convincerli a seguirvi è quello di emettere un materno ‘qua qua’ ogni pochi secondi. Solo attraverso questo ininterrotto richiamo i piccoli pennuti vi riconoscono come madre e non scoppiano in pianti disperati. Una domenica, mentre avanzava alla testa della sua famiglia di anatroccoli nel giardino di casa, Konrad Lorenz alzò la testa e si accorse che una folla di gente allibita si era raccolta dall’altra parte della staccionata: l’erba del giardino impediva agli osservatori di scorgere gli anatroccoli, e tutto ciò che essi vedevano era un grosso signore con la barba che avanzava, accovacciato, emettendo una serie di misteriosi ‘qua qua’.
Si tratta di uno degli aneddoti raccontati da Lorenz nel suo libro più celebre, scritto nel 1949 e tuttora letto in tutto il mondo. ‘L’anello di Re Salomone’ è un volume divulgativo di etologia, ma anche una gradevole raccolta di aneddoti e non manca di assumere i caratteri, in diversi punti, di un trattato di filosofia umana prima ancora che animale.
Non solo ai suoi vicini, in effetti, Lorenz appariva un signore bizzarro. Dopo essersi sporcato con una iniziale, forse ingenua adesione al nazismo, in anni successivi diventò un attivista verde. Personaggio quasi a metà tra un Re Salomone e un Dottor Dolittle, sapeva instaurare rapporti di vera amicizia con gli animali oggetto dei suoi studi.
È soprattutto un senso di calda familiarità, dunque, quello che spira dalle pagine de ‘L’anello di Re Salomone’, mano a mano che incontriamo i memorabili ospiti che Lorenz albergava nella sua casa di Altenberg, la cittadina austriaca dove viveva. C’è ad esempio il corvo Roa che esegue sullo scienziato la ‘cura sociale della pelle’, pulendogli amichevolmente la testa con il becco proprio come farebbe con un suo simile. C’è la taccola convinta che sia suo dovere nutrire il povero Lorenz, e prova quindi con insistenza a imboccarlo con una poltiglia di vermi masticati. C’è la femmina di lemure Maxi che, non avendo cuccioli, si occupa amorevolmente dei cuccioli altrui e diventa, persino, una specie di baby-sitter per la figlia neonata dello scienziato.
Ciò che conta in tutto questo, ci fa notare Lorenz, non è il tentativo incongruo di riconoscere negli animali i nostri comportamenti: al contrario, è il tentativo di riconoscere ciò che di animale hanno ereditato i comportamenti umani. Il legame arcaico tra l’uomo e le altre creature appare la preoccupazione sotterranea di Lorenz: un legame che, più si allenta, più sembra lasciare l’uomo contemporaneo in una solitudine desolata e autodistruttiva.
Il racconto più bello di Lorenz diventa allora quello di un pomeriggio passato sul fiume, lontano da tutti, con la sola compagnia di un cane, sentendosi ‘animale tra gli animali’. Alla ricerca di una traccia di quella ‘armonia paradisiaca’ di cui i nostri corpi conservano, nonostante tutto, memoria e nostalgia.
«Redemption Books» è la mia rubrica sui libri di culto del Novecento pubblicata sul magazine di design-moda-arte Made With Style. Questo testo è stato originariamente pubblicato sul numero di novembre-dicembre 2009.



