«Osho. Mai nato, mai morto, ha solo visitato questo pianeta Terra dall’11 dicembre 1931 al 19 gennaio 1990.» Ecco l’epigrafe sulla tomba di un uomo spirituale morto a 58 anni, dopo una serie di controverse vicende. Espulso dagli Stati Uniti nel novembre del 1985, aveva peregrinato con il suo seguito intorno al mondo per mesi alla ricerca di un luogo dove stabilire una nuova comunità. Aveva volato da un aeroporto all’altro collezionando rifiuti di ingresso o di permanenza da ventuno diversi paesi. Tra questi c’era l’Italia, dove il discusso uomo spirituale non poté entrare, venne detto, per il rifiuto dell’allora ministro degli esteri Giulio Andreotti. Infine si era rassegnato a tornare nel paese che sembrava amarlo meno di tutti, quello d’origine, l’India, dove aveva iniziato a morire di una lenta malattia dovuta, venne detto, a un avvelenamento complottato dalle autorità americane.
Ebbene, perché una storia tanto travagliata? Cosa faceva di Osho Rajneesh una figura così scabrosa?
I detrattori di quest’uomo ricordano una varietà di fatti. Ricordano le pesanti tensioni tra la comune da lui fondata nell’Oregon e la popolazione vicina. Ricordano la vita non certo ascetica di Osho (resta celebre la sua collezione di Rolls Royce) e soprattutto i piani criminali dei quali lui dichiarò sempre di essere stato all’oscuro, ma che coinvolsero alcuni suoi collaboratori. Nel più clamoroso di tali piani, attuato nel 1984, un gruppo di collaboratori di Osho causò un’intossicazione di massa, usando batteri della salmonella, ai danni di una cittadina nei pressi della comune: nessuno morì ma il fatto restò alla storia, niente meno, come il primo caso di attacco bioterroristico negli Stati Uniti.
Sul fronte opposto, gli estimatori di Osho ricordano invece altri elementi, in grado di spiegare i motivi per cui quest’uomo sollevasse, suo malgrado, tanta controversia e tanto atteggiamento persecutorio dalle autorità (con l’inevitabile corollario di complotti più o meno oscuri). Ricordano l’assidua critica che quest’uomo portava, nei suoi discorsi, contro le religioni istituzionali e la loro opera di castrazione della natura umana; il potentissimo carisma che lo rendeva, agli occhi di ogni autorità, fatalmente pericoloso; la sua capacità di suggerire, come ogni vero illuminato, una realizzazione esistenziale possibile e vicina, e per questo intimamente sovversiva.
Nelle molte foto che restano di lui, Osho ha occhi piccoli e scuri, talvolta affettuosi, talvolta opachi e difficili da penetrare. Viene spontaneo chiedersi chi fosse quest’uomo. Un abile manipolatore? Un autentico buddha? Un inestricabile miscuglio di entrambe le cose?
Personalmente, tutto ciò che so è che, chiunque egli fosse, nei suoi libri ho trovato una utile saggezza. Compilati con le trascrizioni dei suoi discorsi, in un linguaggio colloquiale e arricchito da battute e paradossi spiazzanti, i numerosi libri di Osho affrontano temi altrettanto numerosi. Abbondano di riferimenti al tantrismo ma anche alle tradizioni Advaita, induista, zen, cristiana, alla filosofia occidentale e alla psicanalisi: una ricetta che pareva funzionare in maniera egregia quando si trattava di affrontare, tra gli altri, i temi dell’affetto, dell’amore e della sessualità.
Una parte della riflessione di Osho fu dedicata proprio all’amore e alla sessualità. Era stato questo a meritargli l’appellativo di ‘guru del sesso’. Immancabili speculazioni furono fatte intorno all’idea che la comune dell’Oregon non fosse altro che un luogo di ammucchiate. In realtà, Osho dava un’importanza relativa al sesso: questo elemento della vita umana era per lui poco più di un gioco istruttivo, un tirocinio per la scoperta di qualcosa che stava oltre la vita. Il sesso gli appariva un’esperienza di incontro e di scoperta, ma era solo un primo passo, superato il quale poteva venire la vera pienezza.
«Nella sua forma più vera, la religione non è una battaglia contro il sesso. Piuttosto essa è uno sforzo di andare oltre, non contro. Se sei contro, rimani sullo stesso livello del sesso. E non puoi mai andare oltre.»
«E così hai mangiato il frutto dell’albero proibito. Adesso mangia l’albero intero. Questo è l’unico modo. Adesso mangia l’albero intero! Non lasciare nemmeno una foglia!»
Il sesso insomma era un fenomeno naturale da non reprimere bensì da attraversare. Amore e sesso come passaggio, preghiera, primo stadio della meditazione, un trampolino verso la propria intima divinità. «Questa tremenda attrazione per il sesso non è altro che una ricerca di trascendente, ed ecco il motivo per cui il sesso non soddisfa mai.»
Tra i libri di Osho dedicati a questi temi: «From Sex to Superconsciousness» e i discorsi raccolti in «Con te e senza di te».
«Redemption Books» [in precedenza intitolata «Last night a writer saved my life»] è la mia rubrica sui libri di culto del Novecento pubblicata sul magazine di design-moda-arte Made With Style. Questo testo è stato originariamente pubblicato sul numero di settembre-ottobre 2009.

