Aveva ventisette anni e stava col suo padrone di casa che ne aveva almeno il doppio. Poi si innamorò di un altro uomo altrettanto maturo, un carismatico psicochirologo le cui sedute cominciavano in genere con una breve lotta, un corpo-a-corpo con il paziente per saggiarne le forze. Etty lottò con il dottore, sentì il corpo pesante dell’uomo contro il proprio, e iniziò a sentirsene attratta.
Ne nacque un rapporto di amicizia, attrazione fisica, crescita intellettuale e consapevolezza spirituale. Spier, lo psicochirologo, inseriva la vita di ognuno nel contesto di un destino e di un cammino dell’anima. Con lui, Etty visse mesi immensamente intensi. Era una donna aperta e senza pregiudizi, e nel suo diario annotava con la stessa naturalezza i trasporti fisici e quelli spirituali, quasi mistici. Stati di dubbio e di euforia si alternavano di continuo. Trovava gioia nelle passeggiate lungo i canali di Amsterdam.
Nel frattempo, era il 1941 e l’Olanda era occupata dai nazisti. All’inizio la guerra sembrò restare sullo sfondo, una nube che non impediva a Etty di vivere in pieno, sentendosi grata per le piccole gioie quotidiane: i libri, i fiori sulla scrivania, le conversazioni con gli amici e i coinquilini, le serate con Spier. Quella di Etty è un’avventura umana del tutto libera, oltre gli schemi, personalissima, proprio come potrebbe essere quella di ognuno di noi. Quando pensiamo alle nostre vite, che sembrano nostre e soltanto nostre, non vediamo perché mai la storia dovrebbe impicciarsi.
Ma la storia è sul punto di stringere il suo cerchio. Etty e Spier e molti dei loro amici sono ebrei. Di giorno in giorno, appare più chiaro che un destino di supplizio spazzerà via le loro vite, e che non è più possibile vivere separati dal dolore del mondo. Scrive: ‘Mi sento come un piccolo campo di battaglia in cui si combattono i grandi problemi del nostro tempo’.
Anziché nascondersi o tentare la fuga, come avrebbe qualche possibilità di fare, sceglie di seguire il destino degli altri ebrei. Intende essere forte per se stessa e per gli altri, e portare la sua forza d’animo ai compagni di deportazione. Nel settembre del 1943 viene caricata dai nazisti su un treno per la Polonia. Non è difficile immaginare quale sarà la sua fine. Mentre il treno lascia il campo di partenza, riesce a gettare un biglietto: ‘Abbiamo lasciato il campo cantando’.
Quarant’anni dopo, il suo diario viene pubblicato e diventa un successo mondiale (in Italia lo pubblica Adelphi con il titolo Diario 1941-1943). Da allora, questa preziosa testimonianza umana non smette di coinvolgere lettori di ogni tipo. Parlandone in giro, ho notato che alcune persone restano sconcertate di fronte alla franchezza con cui Etty racconta la sua vita intima, e l’intreccio di questa intimità con i temi dello spirito. Personalmente, è stato proprio questo intreccio a farmi amare il diario di Etty Hillesum.



