Stefano Gallerani, già firma di Alias e altre testate, ha scritto sul sito di Rizzoli-24sette una riflessione in cui mette a confronto La vita erotica dei superuomini con gli Americani di Studs Terkel. Riporto qui l'articolo, con un ringraziamento all'autore.
Talking 'bout America
Può sembrare un errore di stampa, ma non lo è. Sì, è scritto giusto, la vita dei superuomini che racconta Marco Mancassola nel suo quinto romanzo è quella erotica, non quella eroica. Un romanzo inclassificabile, indisciplinato e coraggioso che, caso non frequente nella letteratura italiana, ha il coraggio, o l’incoscienza, di misurarsi a viso aperto con i materiali più equivoci della cultura di massa: i miti che ne affrescano l’immaginario infantile; ovvero, le proiezioni che quell’immaginario protraggono ben oltre la condizione del bambino, ma lo conservano finanche nell’adulto, nell’uomo grande. Che poi i supereroi scelti dallo scrittore vicentino siano quelli della mass culture dominante, ovvero quella occidentale di stampo americano, non è che l’effetto della sfida lanciata dal romanzo alla decadenza di quel modello, alla sua fallibilità e al suo inevitabile declino: «Un tempo quello era il centro del mondo, un mazzo di steli di cemento conficcati nel granito, un reticolo di strade dai cui tombini usciva, costante il vapore del sogno. Un tempo quella era la sua città, il luogo dove lui compiva grandi imprese, dove progettava meraviglie, dove sua moglie lo amava senza condizioni e dove ogni parola pronunciata,anche la più casuale, aveva il suono di una battuta perfetta». Sono le prime righe del libro di Mancassola, quelle che aprono la sezione dedicata a Reed Richards, alias Mister Fantastic, l’uomo di gomma creato nel ’61 da Jack Kirby e Stan Lee, e non ci si può sbagliare sul tono elegiaco che colora, da questo momento e per oltre cinquecento pagine, la scrittura dell’autore di Last Love Parade (di cui sta per uscire in Francia l’inedito Les Limbes).
Un tono analogo, sebbene su registro e un impianto che più diversi non si potrebbe rispetto a quelli de La vita erotica dei superuomini, che si ritrova in molte delle testimonianze raccolte da Studs Terkel, il maestro della storia orale statunitense, in Americani -Un grande paese si racconta, da poco mandato in libreria tra i 24/7 di Rizzoli. Ma la distanza tra i due libri è solo apparente se li si accosta dalla prospettiva della constatazione di una crisi e della speranza di un possibile risollevamento. Come a dire: sta accadendo qualcosa al Centro del mondo, gli equilibri si sono spostati, e con essi l’attenzione dei paesi colonizzati verso il colonizzatore. La politica e la cultura americana stanno perdendo la primazia proprio sull’immaginario collettivo mondiale: è un tracollo fitto di contraddizioni e arrestato da sussulti e frizioni continue. La procedura fallimentare sembra avviata, ma qualcosa resiste, qualcosa si sottrae al freddo bilancio tra uscite e entrate.
Insomma, come testimonia proprio il (riuscito) tentativo di Mancassola, ma anche l’acribia e la dedizione archivistica di Terkel (che raccogliendo documenti orali, sistemandoli e organizzandoli, scongiura la loro dispersione, la polverizzazione di un’identità che non è più solo nazionale), il modello è in crisi ma non è il caso di celebrarne il funerale. Soprattutto non è utile, non ci preserva dal rischio di crollare insieme a lui. «La terra – scrive in chiusura del suo romanzo Mancassola – splendeva sotto i suoi occhi. Masse bianche striavano l’atmosfera. I colori della superficie si facevano sempre più vividi, talmente carichi da far sembrare la superficie sul punto di spaccarsi e partorire, chissà, un colore nuovo e finora mai rivelato. Elaine emise un gemito. Il mondo era sempre più vicino, con le sue intense sfumature, una bolla di aria e materia e calore. Il mondo la attendeva. Il mondo era in bilico, sospeso sotto il suo sguardo. La navicella riprese a vibrare, e per un attimo lei ebbe l’impressione che fosse la terra a oscillare, quasi sul punto di cadere, simile a un frutto maturo e sprecato. “Non cadere”, sussurrò con il tono quasi di una preghiera. “Non cadere”.»
Stefano Gallerani - 24sette.it



