Un sabato mattina nella luce invernale, a casa della traduttrice Anna Mioni... Sotto la videocamera del regista Marco Segato. Una conversazione sull'ultimo libro.
« novembre 2008 | Principale | gennaio 2009 »
Un sabato mattina nella luce invernale, a casa della traduttrice Anna Mioni... Sotto la videocamera del regista Marco Segato. Una conversazione sull'ultimo libro.
Scritto il 23 dicembre 2008 nella del mio lavoro | Permalink
Un editoriale dell’Ecologist ha rilanciato la domanda che molti si pongono ultimamente. Ovvero se la crisi economica, così dolorosa per molti, possa rappresentare una chance di salvezza per l’ambiente. Non solo poiché un calo dei consumi potrebbe dare una tregua all’ecosistema, quanto per il fatto che la stessa protezione ambientale potrebbe divenire un nuovo affare di rilancio per l’economia. Nel settore delle nuove energie rinnovabili si calcola che potrebbero crearsi 160000 nuovi posti di lavoro nel Regno Unito nel corso dell’anno prossimo. Così dice l’editoriale. ‘Stiamo vivendo nei cento mesi più importanti della storia umana’, continua l’articolo. ‘Quel che facciamo in questo tempo determinerà la natura della vita umana nei secoli a venire.’
Come spesso in questi casi, personalmente mi sento diviso.
Speranzoso e insieme scettico. Speranzoso poiché in effetti la chance sembra esistere.
Scettico poiché è probabile, d’altro canto, che le ristrettezze economiche
inducano molti paesi a divorare, come formiche affamate, quel poco che resta
delle risorse disponibili.
A questo proposito ricordo un altro articolo di alcune settimane fa, questa volta
sul Guardian. Gli abitanti di un villaggio del Bangladesh sono in guerra con le tigri
di una vicina foresta. Si tratta di una storia drammatica: gli abitanti che si
avventurano sempre più spesso nella foresta alla ricerca di legno e altre
risorse vengono attaccati dalle tigri inferocite; le tigri affamate da un
ambiente naturale sempre più ristretto si spingono fino al villaggio e
attaccano gli abitanti. L’articolo riportava la cronaca di una caccia alla
tigre che si chiudeva, malinconicamente, con l’impiccagione di un esemplare
macilento e già sfinito dalla fame. Una storia emblematica di quello che appare
l’ultimissimo atto nella guerra millenaria tra uomo e natura. La natura morente
ha un ultimo sussulto. Ma sarà l’uomo affamato a sentirsi in diritto, infine,
di sterminarla fino in fondo.
L’idea che le energie rinnovabili diventino un affare, persino
al punto di rimettere in piedi la nostra malferma economia, appare certo
interessante (si può supporre che l’affare dell’energia rinnovabile sia sempre preferibile a quello del petrolio). Ma il fatto che sia la convenienza
economica a convincerci, dopo tanto, a porre al centro della nostra agenda la
questione ambientale, mi pare quanto meno sospetto. La salvezza del pianeta
diventa in questo modo una delle tanti voci nel bilancio dell’economia globale.
Lo stesso sistema economico che ha distrutto il pianeta pretende ora di
salvarlo. Come se un feroce sfruttatore si atteggiasse, di colpo, a protettore di coloro che ha finora sfruttato. Ancora una volta, l’ambiente è solo una
pedina nelle nostre fantasie di ricchezza.
Il sistema economico non ha valori: non conosce fini, soltanto
mezzi. L’affare delle energie rinnovabili non diventa che l’ennesimo
mezzo da sfruttare. Può darsi che questo sia meglio di nulla. Ma non è ancora abbastanza.
Il punto antichissimo della questione, il nostro conflitto
morboso con la natura, resta irrisolto. La natura non andrebbe
sfruttata e in un certo senso neppure salvata. Nel momento in cui ci atteggiamo
a suoi salvatori, la stiamo in realtà già usando per qualche nostro scopo,
piegando al nostro ordine di scopi o assenza di scopi. Da un punto di vista di
storia universale, psicologica, metaforica, esistenziale, spirituale, la natura
dovrebbe esistere come nostra controparte dialettica. Come un perfetto
contrappeso. In autentico equilibrio. E due controparti avrebbero bisogno di
esistere alla pari: nessuna delle due dovrebbe essere piegata agli scopi, né
tanto meno alla carità pelosa dell’altra.
A un certo punto della nostra storia e del nostro sviluppo, forse, abbiamo avuto la
possibilità di realizzare quell’equilibrio. Il punto in cui uomo e natura
potessero stare in piedi, una di fronte all’altra, liberi di osservarsi.
Ora sembra ormai tardi. Noi non abbiamo mai guardato negli occhi la tigre. L’abbiamo uccisa molto prima di riconoscerla. La tigre è stata impiccata, ed è ovvio che non doveva finire così.
L’uomo e la tigre avrebbero dovuto finalmente guardarsi. Sarebbe
stato bello se lo avessero fatto. E se avessero infine deciso, una volta per
tutte, di lasciarsi vivere a vicenda.
L’editoriale dell’Ecologist sui ‘cento mesi più importanti della
storia umana’: (link al sito dell’Ecologist)
Il reportage del Guardian sulla guerra con la tigre: (link al
sito del Guardian)
La prossima presentazione de ‘La vita erotica dei superuomini’ sarà domenica 28 dicembre, alle ore 18.30 a Courmayeur – Jardin de L’Ange. Breve reading e conversazione col pubblico. Conduce Cesare Bieller.
Scritto il 22 dicembre 2008 nella del mio lavoro | Permalink
Stefano Gallerani, già firma di Alias e altre testate, ha scritto sul sito di Rizzoli-24sette una riflessione in cui mette a confronto La vita erotica dei superuomini con gli Americani di Studs Terkel. Riporto qui l'articolo, con un ringraziamento all'autore.
Talking 'bout America
Può sembrare un errore di stampa, ma non lo è. Sì, è scritto giusto, la vita dei superuomini che racconta Marco Mancassola nel suo quinto romanzo è quella erotica, non quella eroica. Un romanzo inclassificabile, indisciplinato e coraggioso che, caso non frequente nella letteratura italiana, ha il coraggio, o l’incoscienza, di misurarsi a viso aperto con i materiali più equivoci della cultura di massa: i miti che ne affrescano l’immaginario infantile; ovvero, le proiezioni che quell’immaginario protraggono ben oltre la condizione del bambino, ma lo conservano finanche nell’adulto, nell’uomo grande. Che poi i supereroi scelti dallo scrittore vicentino siano quelli della mass culture dominante, ovvero quella occidentale di stampo americano, non è che l’effetto della sfida lanciata dal romanzo alla decadenza di quel modello, alla sua fallibilità e al suo inevitabile declino: «Un tempo quello era il centro del mondo, un mazzo di steli di cemento conficcati nel granito, un reticolo di strade dai cui tombini usciva, costante il vapore del sogno. Un tempo quella era la sua città, il luogo dove lui compiva grandi imprese, dove progettava meraviglie, dove sua moglie lo amava senza condizioni e dove ogni parola pronunciata,anche la più casuale, aveva il suono di una battuta perfetta». Sono le prime righe del libro di Mancassola, quelle che aprono la sezione dedicata a Reed Richards, alias Mister Fantastic, l’uomo di gomma creato nel ’61 da Jack Kirby e Stan Lee, e non ci si può sbagliare sul tono elegiaco che colora, da questo momento e per oltre cinquecento pagine, la scrittura dell’autore di Last Love Parade (di cui sta per uscire in Francia l’inedito Les Limbes).
Un tono analogo, sebbene su registro e un impianto che più diversi non si potrebbe rispetto a quelli de La vita erotica dei superuomini, che si ritrova in molte delle testimonianze raccolte da Studs Terkel, il maestro della storia orale statunitense, in Americani -Un grande paese si racconta, da poco mandato in libreria tra i 24/7 di Rizzoli. Ma la distanza tra i due libri è solo apparente se li si accosta dalla prospettiva della constatazione di una crisi e della speranza di un possibile risollevamento. Come a dire: sta accadendo qualcosa al Centro del mondo, gli equilibri si sono spostati, e con essi l’attenzione dei paesi colonizzati verso il colonizzatore. La politica e la cultura americana stanno perdendo la primazia proprio sull’immaginario collettivo mondiale: è un tracollo fitto di contraddizioni e arrestato da sussulti e frizioni continue. La procedura fallimentare sembra avviata, ma qualcosa resiste, qualcosa si sottrae al freddo bilancio tra uscite e entrate.
Insomma, come testimonia proprio il (riuscito) tentativo di Mancassola, ma anche l’acribia e la dedizione archivistica di Terkel (che raccogliendo documenti orali, sistemandoli e organizzandoli, scongiura la loro dispersione, la polverizzazione di un’identità che non è più solo nazionale), il modello è in crisi ma non è il caso di celebrarne il funerale. Soprattutto non è utile, non ci preserva dal rischio di crollare insieme a lui. «La terra – scrive in chiusura del suo romanzo Mancassola – splendeva sotto i suoi occhi. Masse bianche striavano l’atmosfera. I colori della superficie si facevano sempre più vividi, talmente carichi da far sembrare la superficie sul punto di spaccarsi e partorire, chissà, un colore nuovo e finora mai rivelato. Elaine emise un gemito. Il mondo era sempre più vicino, con le sue intense sfumature, una bolla di aria e materia e calore. Il mondo la attendeva. Il mondo era in bilico, sospeso sotto il suo sguardo. La navicella riprese a vibrare, e per un attimo lei ebbe l’impressione che fosse la terra a oscillare, quasi sul punto di cadere, simile a un frutto maturo e sprecato. “Non cadere”, sussurrò con il tono quasi di una preghiera. “Non cadere”.»
Stefano Gallerani - 24sette.it
Scritto il 16 dicembre 2008 nella del mio lavoro | Permalink
Storyville è un programma di musica e storie che va in onda ogni pomeriggio dal lunedì al venerdì, alle 16, su Radio Tre. Il programma è affidato ogni settimana a una voce diversa. Nella settimana dal 15 al 19 dicembre il sottoscritto racconterà i suoi Ultimi viaggi mirabolanti. Gli ultimi viaggi del titolo sono narrati in una sorta di memoriale… Suo malgrado, il vostro scrittore viene rimandato in Italia da un quotidiano straniero con la missione di dimostrare, niente meno, che il sex-appeal degli italiani esiste ancora. Subito dopo, tornato a Londra, irrequieto e ormai disoccupato, si ritrova testimone del famoso caso della balena che un paio di anni fa risalì il Tamigi. Il caso rivela ai suoi occhi un risvolto segreto e terribile –o forse meraviglioso. A costellare il racconto ballate di Scott Walker, Franco Battiato, Cat Power, The Beatles…
Scritto il 15 dicembre 2008 nella del mio lavoro | Permalink
Sull’ultimo numero di Internazionale viene ripreso l’articolo di Alexander Stille, pubblicato in origine sul New Yorker e quindi sul Sunday Times, sul peso del sesso nella saga berlusconiana. ‘Tutte le donne del presidente.’ La mitologia erotico-miracolosa intorno al corpo dell’ultrasettantenne presidente B, l’allusione sessuale come strumento di propaganda, il machismo-sessismo della politica e della società italiana. Come sempre, gli articoli della stampa estera non ci fanno scoprire nulla di nuovo, ma sanno quanto meno mettere in fila, in un ordine rigoroso e senza sconti, i frammenti sparsi del melodramma italiano.
L’articolo originale di Alexander Stille (link al sito timesonline)
Scritto il 06 dicembre 2008 nella del mio lavoro | Permalink
Martedì 2 dicembre 2008, ore 21, Palazzo Graneri della Roccia - via Bogino 9, Torino
Scritto il 02 dicembre 2008 nella del mio lavoro | Permalink
