
‘Non avevamo idea di cosa aspettarci dall’Amazzonia. Avevamo collezionato una quantità di informazioni etnobotaniche e queste ci dicevano dove trovare vari allucinogeni, ma non cosa aspettarci una volta che li avessimo trovati.’ È il 1971 quando un gruppo di giovani americani si avventura nella foresta amazzonica sulle tracce di una mitica sostanza vegetale, l’oo-koo-hé, che si dice essere usata dagli sciamani di una tribù nativa. Nel gruppo degli americani ci sono due fratelli poco più che ventenni, Terence e Dennis McKenna, da poco orfani di madre. Il fratello maggiore Terence ha passato gli ultimi anni a peregrinare in diverse parti del mondo. Giunti nella sperduta missione de La Chorrera, nel profondo della foresta colombiana, gli esploratori realizzano che nella zona, disseminati su prati color smeraldo avvolti dalla nebbia, crescono funghi di genere stropharia cubensis contenenti psilocibina. Da questo momento decidono di concentrarsi sui funghi e per settimane li assumono quotidianamente. La loro esperienza, condotta con il piglio di un esperimento scientifico, si trasforma in un’odissea psichica profonda e visionaria, talvolta spaventosa, fatta di allucinazioni, strani fenomeni atmosferici, apparizioni inquietanti, intuizioni su se stessi e sulla realtà.
L’esperienza verrà in seguito narrata dallo stesso Terence McKenna nel libro ‘Vere Allucinazioni’, diventato un classico della letteratura psichedelica. Come in molti esempi di questa letteratura, la narrazione conserva sempre un tocco inafferrabile, dominata dalla sensazione di un incombente segreto cosmico, fondamentale, il quale però non si rivela fino in fondo, o quanto meno non appare traducibile in parole. ‘Intorno a noi la giungla. Davanti a noi il segreto.’ Al di là del folklore tipico di ogni storia di occidentali-in-cerca-di-rivelazione-perduta, il libro si distingue per la qualità letteraria di alcune pagine e per lo sguardo, perfettamente intuitivo e insieme razionale, con cui l’autore guarda ai fatti raccontati.
Etnobotanico e conferenziere, McKenna userà le proprie esperienze psichedeliche per elaborare una teoria della realtà forse bizzarra, eppure non priva di un certo rigore. Nel suo libro, una scanzonata meraviglia si mescola a un costante tono accorato. È soprattutto nelle ultime pagine che la voce si fa umana, commossa, profetica e insieme sconsolata, mostrandoci come il percorso di una seria esplorazione ‘psiconautica’ non sia altro, in fondo, che una metafora estrema dell’intera esistenza umana. Pochi anni dopo l’uscita del libro, nell’aprile del 2000, Terence McKenna morì per una malattia fulminante.
Marco Mancassola – pubblicato originariamente in MADE05, novembre 2008. NO COPYRIGHT
Last night a writer saved my life è una rubrica sulla letteratura del Novecento, pubblicata ogni mese sulla rivista di design-moda-arte MADE05.